"Alzate la voce, fatevi sentire". Il discorso di Tiziana Ferrario ai laureati dell'UPO

Viaggiare, imparare, condividere e non avere paura della diversità. Queste le chiavi per il progresso culturale della società civile.

Congratulazioni! È una grande emozione essere qui con voi a condividere un traguardo così importante della vostra vita.

Devo confessarvi che quando ho ricevuto l’invito del rettore Emanuel sono rimasta molto sorpresa. Mi stava chiedendo di fare qualcosa che è radicato nella tradizione delle università americane, ma che rappresenta una novità per un ateneo italiano. Una bella tradizione. Ed è una grande responsabilità. Ringrazio il Rettore di avermi dato questa possibilità. Mi sento onorata di essere qui con voi a celebrare e condividere i vostri successi.

Questo è un grande giorno per voi che avete lavorato duro, per le vostre famiglie che vi hanno supportato, non senza sacrifici, e per i vostri professori. Siete belli qui tutti insieme; state entrando in una nuova fase della vostra vita. Rappresentate la ricchezza di questo territorio nel quale molti di voi sono cresciuti e nel quale probabilmente continuerete a vivere perché - guardando alle statistiche - questo è ancora un territorio che ha da offrire opportunità ai suoi giovani. Alcuni di voi se ne andranno, è normale; altri resteranno. A entrambi i gruppi ho da dire alcune cose. Da giornalista e da madre.

C’è un mondo che vi sta aspettando e voi dovete entrarci con umiltà ma a testa alta, perché avete la cosa più importante: l’istruzione. Con l’istruzione si può guardare con fiducia al futuro. Non credete a chi vi dice che non vale la pena studiare. Non è così. E se non sarà possibile mettere in pratica quello che sognate nel vostro Paese, succederà da qualche altra parte del mondo, non è un dramma. Il mondo è la nostra casa ed è sempre più piccolo.

Avete studiato e questo vi dà un grande vantaggio, ma non dovete fermarvi, non dovete smettere di essere curiosi, di tenere le vostre menti aperte e aggiornate. Fatevi tormentare dalla curiosità, dalla voglia di sapere, dalla voglia di capire. L’istruzione è stata l’arma di riscatto di tante donne. Nei regimi più autoritari e oscurantisti non si permette alle bambine di andare a scuola. Io l’ho visto con i miei occhi negli anni trascorsi in Afghanistan. Ricordo, per esempio, Mariam, una bambina di otto anni incontrata in uno scantinato durante il regime dei talebani, che passava le sue ore a un telaio a tessere tappeti. «Cosa vuoi fare da grande?» le avevo chiesto. «L’insegnante» mi ha risposto. Quello era il suo sogno: uscire da quello scantinato e studiare per sé e per gli altri. Aveva speranza, pur in quella tragica situazione.

Non si deve perdere la speranza, ma bisogna impegnarsi perché le cose cambino.

Voi avete la fortuna di crescere in uno dei paesi più belli del mondo, tra i più industrializzati, nel cuore di un’Europa, sempre più paladina dei diritti e di valori come la democrazia. Non dateli per scontati. Noi abbiamo avuto la fortuna di vivere in Europa in un tempo di pace ma non è sempre stato così. La seconda guerra mondiale risale a soli 72 anni fa e sappiamo bene come il terrorismo oggi stia cercando di rompere questo equilibrio. Non è un momento facile per il nostro paese, dilaniato da una crisi economica e da scontri politici che ci distraggono e ci indeboliscono proprio in Europa .

L’Italia ha bisogno di voi. Avete l’istruzione, dovete impegnarvi.

Avete studiato, era un vostro diritto e vi è stato dato, ma ora avete un dovere. Dovete restituire. Dovete aiutare. Non fatevi da parte, come osservatori critici. Dovete partecipare alla vita della vostra comunità, dovete far sentire la vostra voce. Dovete trovare soluzioni, dovete alzare la voce quando vedete cose che non vi piacciono. Fatelo a tutti i livelli. A scuola, nel quartiere, nel comune, nel posto di lavoro. E lo dovete fare con la testa, con il ragionamento perché voi avete l’istruzione. Non prendete decisioni con la pancia. Impegnatevi nel sociale, nella politica, non lasciate che sia terreno di conquista di avventurieri senza strumenti e cultura.

Tocca a voi costruire un mondo fondato sulla speranza e non sulla paura. Non abbiate paura e siate determinati e determinate a usare la vostra istruzione per migliorare il vostro Paese.

Ma c’è un’altra cosa che mi preme dirvi. Viaggiate, andate a scoprire il mondo.

Io sono una giornalista che ha viaggiato molto e ha avuto la fortuna di vedere con i propri occhi tante realtà. È un mondo meraviglioso che vale la pena di scoprire. Non si deve avere paura di conoscerlo e capirlo. Prendetevi del tempo e andate a scoprire culture diverse. Parlate con gli altri, apritevi alla diversità e vi renderete conto che anche chi ci appare lontano in realtà vuole le stesse cose che anche noi desideriamo. Le mamme che ho incontrato in zone di guerra, ma anche tra i lussuosi grattacieli di New York, sognano lo stesso futuro di pace per i loro figli. I ragazzi e le ragazze vogliono una casa, un lavoro, un amore. Come voi. Obiettivi che in certi luoghi possono apparire irrealizzabili.

Stiamo vivendo una delle peggiori crisi umanitarie che la storia dell’ultimo secolo abbia conosciuto. Ci sono 65 milioni di profughi… 65 milioni… una nazione… Persone che non hanno più una casa e un paese… Ci riguarda, eccome se ci riguarda, perché noi siamo la linea del fronte di quella nazione senza confini. Non sono i muri e il filo spinato che li fermeranno, ma la pace e lo sviluppo nei loro paesi. Lo sviluppo. Nuovi modelli di sviluppo. Se quelli adottati sinora non hanno funzionato, aiutate a trovarne di nuovi. Serve il dialogo, la conoscenza reciproca, la voglia di trovare soluzioni.

Negli ultimi anni ho vissuto a New York, il cuore del mondo, dove tutto accade, dove le case costano decine di milioni di dollari, dove se vai a una cena di beneficenza le offerte partono da centomila dollari che si possono detrarre dalle tasse. Una città da sogno per miliardari, una città per chi ha dei sogni. New York è dura ma accoglie tutti dando a tutti una possibilità. È diventata una sanctuary city, una città rifugio; così oggi amano definirsi le città americane, che stanno opponendosi alla politica isolazionista dei muri di Trump. Davanti al palazzo dove ho abitato a New York c’è una grande piazza, Columbus Circle, dominata dalla statua di Cristoforo Colombo issata su un piedistallo. Siamo stati un popolo di navigatori e non a caso un italiano ha scoperto l’America. Il Columbus Day è festa nazionale negli Stati Uniti, il secondo lunedì del mese di ottobre. Andateci e capirete. Tutti gli anni sulla Quinta Strada c’è una grande parata degli italoamericani. Sono milioni. Va in scena l’orgoglio italiano, perché noi italiani siamo stati anche poveri migranti, arrivati a varie ondate negli Stati Uniti per scappare alla fame che consumava il nostro Paese, ma abbiamo dato un grande contributo per rendere grande l’America e l’America ci ha dato la possibilità di dimostrare chi siamo. E così oggi la città di New York e lo stato di New York sono amministrati da due uomini di origini italiane, Bill De Blasio e Andrew Cuomo. Anche oggi ragazzi istruiti come voi continuano a migrare verso l’America. Ne ho incontrati tanti che si stanno giocando le loro carte. Lavorano nelle banche, nella moda, nel design, hanno aperto ristoranti. Competono con i migliori talenti del mondo e stanno avendo successo; ma quando parli con loro tutti dicono che sognano di poter tornare a casa. Si parte perché qui è difficile, non ti ascoltano se hai delle idee, ma l’Italia non può perdere i suoi giovani. Tocca a voi che avete studiato cambiare le cose che non vanno.

Alzate la voce, fatevi sentire.

Un invito particolare alle giovani donne che vedo qui oggi. C’è bisogno di voi, delle vostre idee, della vostra creatività. Servono più donne nei posti dove si prendono le decisioni. Troverete un mondo costruito per non dare una mano alle donne. La parità è ancora la sfida incompiuta di questo secolo. Ma bisogna essere ottimiste, perché è stata fatta tanta strada e oggi è meglio di 70 anni fa, quando le donne non potevano neanche votare. Siate sicure delle vostre capacità; fate sentire la vostra voce, non abbiate timore di far valere le vostre idee. E aiutatevi l’una con l’altra. La condivisione delle responsabilità migliorerà anche la vita degli uomini che sono i nostri fratelli, padri, fidanzati e mariti. È un cammino comune con loro verso un mondo più giusto.

Buona fortuna e ancora congratulazioni!

Data di pubblicazione: 
13/06/2017
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