365 giorni in isolamento. Sit in a Novara per chiedere la liberazione di Ahmadreza Djalali

Un'installazione nel cortile del Broletto in centro città per non dimenticare il ricercatore detenuto in Iran da 6 anni. Colleghi, autorità e cittadini si incontrano alle 17:30 del 24 novembre per chiederne la liberazione immediata

Il ricercatore Ahmadreza Djalali è detenuto in carcere in Iran da sei anni. È stato arrestato nell’aprile del 2016 mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz e condannato a morte per "corruzione sulla terra", dopo un processo che ha troppi lati oscuri e che ha spinto le autorità internazionali a chiedere con forza, a più riprese lungo questi anni, la liberazione immediata di Djalali. Dal 2016 Ahmadreza è detenuto nella prigione di Evin, in condizioni di salute sempre più precarie. Il 24 novembre del 2020 è stato trasferito in isolamento e gli è stato comunicato che la sua condanna a morte sarebbe stata imminente. Da quel momento, la sua esecuzione è stata più volte annunciata e poi rimandata e gli è stata negata ogni possibilità di contattare la sua famiglia ed i suoi cari. 

Ahmadreza è stato ricercatore presso il CRIMEDIM (Centro Interdipartimentale di Ricerca e la Formazione in Medicina dei Disastri, Assistenza Umanitaria e Salute Globale dell’Università del Piemonte Orientale), dal 2012 al 2015, continuando a collaborare con il centro anche durante la sua permanenza in Svezia, paese in cui riisede con la famiglia, fino al momento del suo arresto. 

In questi sei anni l’Università del Piemonte Orientale, insieme alle istituzioni e ai cittadini novaresi ha intrapreso diverse azioni per mantenere alta l’attenzione mediatica, chiedere la liberazione di Ahmad e ottenere il supporto dei governi europei e delle Nazioni Unite in questa battaglia. 

A settembre del 2019 il consiglio comunale di Novara ha conferito ad Ahmadreza la cittadinanza onoraria, a seguito della proposta presentata dall’ordine dei medici provinciale. Le iniziative di sensibilizzazione sono state numerose e costanti, dai sit in nelle piazza cittadine, alle manifestazioni sportive e culturali. Fra queste, l’Università del Piemonte Orientale, attraverso il CRIMEDIM, ha organizzato nel dicembre dello scorso anno una maratona scientifica e accademica di 24 ore, in cui 160 scienziati, studiosi e accademici da tutto il mondo si sono susseguiti in un’ininterrotta serie di interventi, per dimostrare la propria solidarietà ad Ahmad, e per sottolineare che la scienza e la ricerca devono rimanere libere da ogni condizionamento politico.

Oggi, a un anno dall’inizio dell’isolamento di Ahmadreza dal mondo esterno, il CRIMEDIM e l'UPO chiedono ai cittadini e alle istituzioni del territorio di mantenere alta l’attenzione verso questa ingiustizia, attraverso un’installazione allestita presso il cortile del Broletto. 365 giorni di buio e silenzio sono rappresentati da altrettanti fogli neri appesi nel cortile del Broletto; tra questi si contano solo dodici sono momenti "di luce", simbolicamente le prime pagine di giornale in cui si è parlato di lui e che connettono la sua drammatica vicenda al vissuto quotidiano di ogni cittadino.

Il cortile del Broletto ospiterà l’installazione per una settimana, dal 22 al 29 novembre 2021. Mercoledì 24, alle ore 17.30, i colleghi di Ahmadreza, insieme al Sindaco e alle autorità istituzionali e universitarie, ai volontari di Amnesty International e a tutti I cittadini novaresi che vogliono supportare la causa, si riuniranno in un sit in per richiedere, ancora una volta, a voci unite, la liberazione di Ahmadreza e la fine di questa ingiustizia.

Quando: 
24/11/2021 - 17:30
Novara
Broletto