Invecchiare in salute: gli studi UPO sono interdisciplinari

Il gruppo Healthy Ageing coinvolge tutti i Dipartimenti per analizzare il fenomeno in maniera efficace

Il 6 luglio si è svolta presso il del Campus Universitario "Perrone" a Novara una giornata di studio sul tema dell’healthy ageing dal titolo “Quale significato multi-disciplinare diamo alle parole?”. Il gruppo che ha coordinato i lavori, formato da ricercatori di diverse aree disciplinari appartenenti a più Dipartimenti dell’UPO, si è costituito nel 2016 con l’ambizioso intento di condurre ricerche multidisciplinari sul tema dell’invecchiamento in salute. A circa un anno dalla sua istituzione, la giornata di studio aveva l’obiettivo di far confrontare e discutere i ricercatori sui concetti di ageing e di healthy ageing nel tentativo di evidenziare sia gli elementi di similitudine tra le diverse discipline (e metodologie) sia quelli specifici di ciascuna area di ricerca al fine di delineare un contesto condiviso che consenta ulteriori collaborazioni tra le varie anime del gruppo.

La giornata si è aperta con i saluti di Gian Carlo Avanzi, direttore del Dipartimento di Medicina traslazionale. Il professor Gianluca Aimaretti ha moderato gli interventi.

Nella prima parte, focalizzata sul significato di “Invecchiamento”, si sono succedute le relazioni di Nicoletta Filigheddu e Fabrizio Faggiano per l’area medica ed epidemiologica, Giorgia Casalone, Stefania Fucci e Margherita Benzi per l’area socio-economica e filosofica. Nella seconda parte, concentrata sul significato dell’”Invecchiamento in salute”, hanno presentato relazioni Claudio Molinari, Corrado Magnani e Patrizia Zeppegno per l’area medica e statistica, Carmen Aina, Eliana Baici e Rosa Favretto per quella socio-economica.

Dalle relazioni sono emersi numerosi elementi di interesse per le future ricerche multidisciplinari. Anzitutto si è osservato come la definizione di ageing e, ancor più, quella di healthy ageing, si siano evolute nel tempo all’interno delle diverse discipline in virtù di nuove evidenze scientifiche (specie in ambito medico), in seguito all’emergere di problemi di sostenibilità dei sistemi di welfare (in ambito socio-economico), oppure come risultato di riflessioni legate alla centralità del ruolo dell’anziano nelle società moderne (in ambito sociologico e filosofico). Sono stati evidenziati alcuni punti fermi nella definizione di ageing, che, sotto il profilo medico, si caratterizza per una riduzione della vitalità e in un aumento della fragilità e, dal punto di vista economico, in un possibile calo della produttività e in un aumento dell’utilizzo dei servizi sanitari e previdenziali. Si è inoltre osservato che, nel tempo, sono mutati sia gli indicatori dell’invecchiamento, sia le prescrizioni in merito agli stili di vita da seguire per rallentarlo, sia le politiche atte a gestirlo.

Dal confronto tra le risultanze delle diverse discipline è emerso come le traiettorie dell’invecchiamento e dell’invecchiamento sano siano fortemente eterogenee e dipendano da un ampio numero di fattori di natura sia medica sia sociale ed economica. A fronte di questa complessità, le politiche pubbliche (sanitarie, previdenziali, ecc.) sono per loro natura generaliste e, di conseguenza, potrebbero non soddisfare bisogni e percorsi di vita individuali. Allo stesso tempo, le prescrizioni medico-sanitarie finalizzate a incentivare l’invecchiamento “in salute”, sono spesso “calate dall’alto”, senza che vi sia una effettiva adesione a esse da parte dei soggetti interessati, con il rischio di risultare, alla fine, inefficaci. Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dal fatto che la percezione della salute - e quindi la capacità stessa di descrivere sintomi e “raccontare” esperienze - non è univoca, ma dipende dall’etnia e dalla classe sociale degli individui. 

Un secondo punto di comunanza tra le varie discipline è che il tema dell’invecchiamento dovrebbe essere considerato e analizzato da una prospettiva temporale ampia, in quanto le basi di un invecchiamento sano vengono poste già dalla prima infanzia. Ovviamente la necessità di una prospettiva longitudinale si scontra con la mancanza, nel nostro Paese, di studi di coorte che consentano di seguire gli individui dalla loro nascita (o addirittura già nella fase di gestazione) per rilevare i principali accadimenti delle loro vite e per monitorare le loro condizioni di salute nel tempo. Una mancanza di fonti dati accurate si osserva anche in merito alla componente anziana, sempre più preponderante, della forza lavoro. La quale, per condizioni psico-fisiche, esperienze, capacità di adattamento al progresso tecnologico e ai cambiamenti organizzativi, non può essere sempre comparata alla popolazione più giovane.

Il prossimo passo sarà l'apertura della discussione a tutti i soggetti che sono direttamente interessati al tema dell’invecchiamento, sia perché appartenenti alle coorti di età anziane sia perché interagiscono regolarmente (per motivi di lavoro o familiari) con gli anziani. L’apertura delle ricerche ai cosiddetti “lay expert”, opportunamente consultati, potrebbe aiutare gli esperti “scientifici” a tenere conto di aspetti trascurati dalle varie discipline e a individuare interventi e misure capaci di affrontare in maniera adeguata il fenomeno. 

Data di pubblicazione: 
05/09/2017
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