Si riforma la legge in materia di tartufi. Il contributo dell'UPO

L'UPO mette a disposizione l'esperienza nel diritto alimentare. Vito Rubino ascoltato dalla Commissione agricoltura della Camera dei Deputati.

Vito Rubino, docente afferente al Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche, economiche e sociali dell'UPO è stato ascoltato dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati come esperto di diritto alimentare dell'Unione europea in relazione al disegno di legge in materia di tartufi. I lavori porteranno il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali a stendere il Piano Nazionale della Filiera del Tartufo 2017 /2020.

Professor Rubino, il 'prodotto tartufo' è senz'altro una delle eccellenze gastronomiche del territorio piemontese e nazionale; quali sono le novità che la normativa apporterà in materia di tutela e di valorizzazione del tartufo e della sua filiera?

«Il tartufo è uno dei prodotti "Made in Italy" più noti al mondo. Alcuni studi di marketing lo collocano addirittura fra il 5° ed il 6° posto fra i prodotti che rappresentano meglio l'Italia nell'immaginario dei consumatori esteri. Per questa ragione necessita di una protezione speciale, sia per quanto riguarda la salvaguardia dell'ambiente in cui naturalmente si sviluppa, sia per la tutela dei consumatori dalle frodi sempre più frequenti.

Attualmente le iniziative pendenti sono due: il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nel 2016 ha istituto un gruppo di lavoro, di cui ho fatto parte, che ha elaborato il "Piano di filiera del tartufo 2017 - 2020". Si tratta di un documento tecnico, pubblicato sul sito del Ministero (www.politicheagricole.it) con il quale viene "fotografata" la situazione della filiera del tartufo in Italia, le sue criticità, le problematiche economiche, ambientali e "giuridiche", proponendo soluzioni. Il documento dovrebbe consentire al Governo di adottare un decreto legislativo che riformi l'ormai obsoleta norma del 1985. Contemporaneamente, alla Camera dei Deputati, sono stati depositati due disegni di legge (Carra - Fiorio), successivamente riuniti, che si propongono di metter mano alla riforma con l'iter "classico" delle leggi (approvazione alla Camera e, successivamente, al Senato della Repubblica).

Il DdL e il piano di filiera propongono di riformare completamente la disciplina "storica" della materia che, ormai, ha più di 30 anni. Le future norme mirano a: 1. introdurre disposizioni finalizzate a salvaguardare e migliorare l'ambiente tartufigeno, incentivando la manutenzione delle aree boschive e garantendo il mantenimento della produttività nazionale (oggi in forte declino per l'eccessiva antropizzazione degli ambienti naturali e la scarsa manutenzione dei boschi); 2. disciplinare in modo organico la fiscalità della filiera, al fine di far emergere una parte considerevole di "economia sommersa"; 3. disciplinare gli aspetti igienico-sanitari e commerciali della filiera, garantendo soprattutto la tracciabilità dettagliata del prodotto e l'indicazione corretta dell'origine. Insomma: il tartufo italiano tornerà ad essere solo ed esclusivamente quello italiano!»

C'è ancora molto da fare per garantire la giusta protezione al "prodotto tartufo". «In ogni caso — conclude Rubino — sono lieto di aver contribuito, come rappresentate dell'Università del Piemonte Orientale, a questo importante lavoro, che agevolerà notevolmente il legislatore nella predisposizione degli strumenti migliori per tutelare una risorsa fondamentale del nostro patrimonio culturale e gastronomico nazionale.»

Data di pubblicazione: 
05/06/2017
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