«La scienza è Social, non nascondetevi nelle biblioteche!» I premi Nobel incontrano le giovani menti a LIndau

Andrea Amabile, unico studente di medicina per l'Italia, racconta le vibrazioni positive del Lindau Nobel Laureate Meeting

Andrea Amabile, classe 1994, studia Medicina e Chirurgia all'Università del Piemonte Orientale ed è al quinto anno di corso. A fine giugno ha partecipato al Lindau Nobel Laureate Meeting che ogni anno mette a confronto i premi Nobel con i più promettenti giovani del campo della Medicina, selezionati fra studenti, dottorandi, post-docs e giovani medici in tutto il mondo non soltanto sulla base dei risultati accademici, ma anche sulla base della motivazione personale. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per raccogliere la sua esperienza.

Andrea, quella a cui hai partecipato è una conferenza molto particolare.
Indubbiamente. Lindau è una piccola perla sulle sponde del Lago di Costanza, in Germania. Ogni anno, fra giugno e luglio, essa dà dimora per una settimana alle più autorevoli personalità del mondo scientifico – i premi Nobel – per metterli a contatto con giovani attivi nel medesimo campo. L’edizione di quest’anno ha visto interagire 600 ragazze e ragazzi selezionati in più di ottanta differenti nazioni con 39 premi Nobel.

Come si svolge il meeting?

Il meeting si articola alternando conferenze plenarie a momenti, più raccolti, di confronto e di discussione con i premi Nobel e con gli altri giovani ricercatori. Ciascuno ha una propria agenda preventivamente personalizzata, così da avere l’opportunità di focalizzarsi sugli ambiti di maggior interesse o su argomenti che si desidera scoprire. Per esempio, ho avuto l’opportunità di partecipare a una colazione sul tema del gene editing e delle sue implicazioni bioetiche con Richard Roberts (Nobel per la Medicina 1993 per la scoperta dello splicing dei geni), e ho preso parte a una masterclass facoltativa sui più recenti avanzamenti relativi alla ricerca sul cancro moderata da Michael Bishop e Harold Varmus (che hanno ricevuto il Nobel per la Medicina nel 1989 per la scoperta dei proto-oncogeni).

Non sono certo mancati i momenti di svago in cui poter interagire con gli altri partecipanti in maniera informale; entrare in contatto con così tanti giovani provenienti da tutto il mondo è stato di grande arricchimento.

Come hai saputo di essere stato selezionato?

Ho partecipato al processo di selezione mentre mi trovavo in Francia per un internato finalizzato alla tesi di laurea. Con il supporto di alcuni professori, ho deciso di mettermi in gioco, ma onestamente non credevo sarei stato scelto per un evento così speciale. Invece, a fine febbraio, mi è arrivata la mail con il responso positivo – ricordo ancora l’incredulità iniziale, che ha lasciato poi subito spazio ad una grande gioia ed una graduale consapevolezza di ciò che avrei vissuto a Lindau. L’incredulità è tornata quando ho saputo di essere stato l’unico studente di Medicina selezionato per l’Italia!

Che cosa è cambiato, dentro di te, rispetto al giorno prima della partenza?

Ero certo della potenza culturale di questo meeting; tuttavia, non pensavo avrebbe avuto un tale impatto nel cambiare la visione del mio futuro. Ho acquisito maggior consapevolezza sulla comunicazione scientifica come dovere morale, per diffondere su ampia scala le nuove scoperte combattendo la disinformazione e lo scetticismo che purtroppo dilagano. Inoltre, ho avuto modo di riflettere sulla necessità di impegnarsi, a prescindere dal proprio specifico campo di studi, per combattere la mancanza di equità che opprime ancora molti paesi nel mondo. Ricordo in particolare un momento di confronto con una giovane dottoressa dell’Uganda, che mi ha raccontato che nel suo Paese i pazienti che necessitano di un trapianto sono costretti a vendere tutto quanto in loro possesso per comprare un biglietto verso l’India, intraprendendo un vero e proprio viaggio della speranza verso una sanità migliore.

In questi giorni hai avuto modo di confrontarti, oltre che coi premi Nobel, con molti tuoi colleghi stranieri. Com’è stato entrare in contatto con così tante culture differenti in un’unica circostanza?

Incontrare i Premi Nobel è stata la realizzazione di un sogno, ma conoscere così tanti giovani è stato senza dubbio l’aspetto più emozionante e che sicuramente mi accompagnerà negli anni a venire. In quanto “alumni” del Lindau Nobel Laureate Meeting avremo dei canali comunicativi dedicati, e ci saranno ciclici incontri e seminari a cui saremo invitati a partecipare. Posso definirmi onorato per aver potuto incontrare giovani così brillanti e così appassionati, molti dei quali provenienti dalle più prestigiose università del mondo. Ho creato tante nuove connessioni, e sono nate anche alcune belle amicizie!

E qual è, sia in positivo sia in negativo, la caratteristica che secondo te distingue gli studi universitari in Italia rispetto a quanto avviene all'estero?

L’Italia ci garantisce un’istruzione di alto livello a un costo accessibile in quanto ponderato sulla base del reddito. Questa è una fortuna a cui tendiamo a non pensare. Ci sono nazioni in cui ancora oggi l’istruzione, così come l’accesso alle cure mediche, è un lusso per una quota discreta della popolazione. Nel nostro sistema ci sono degli aspetti certamente migliorabili, ma per cambiare veramente in meglio la situazione dovrebbe esserci prima di tutto una presa di coscienza in chi ci governa circa l’importanza di investire maggiori risorse nell’istruzione e nella ricerca.

Quali Nobel hai incontrato e qual è lo scienziato che più di tutti ti ha aperto gli occhi su qualcosa che nemmeno immaginavi esistesse?

Il primo con cui sono entrato in contatto è stato Michael Young (Nobel per la Medicina 2017 per le sue scoperte sul ritmo circadiano). Nonostante egli sia un biologo e genetista, abbiamo parlato anche di Cardiochirurgia! E mi ha dato importanti consigli e spunti di riflessione per i miei progetti futuri. Nutro anche altri bei ricordi, momenti profondi e personali. Una sera ho cenato con Steven Chu (Nobel per la Fisica 1997 e Segretario dell’Energia degli Stati Uniti durante il mandato presidenziale di Barack Obama): di fronte a una grigliata mista abbiamo discusso del futuro delle energie rinnovabili, dell’importanza della versatilità e dell’elasticità mentale nella scienza, e della necessità di un maggior coinvolgimento trasversale in tutte le sfide del mondo scientifico, a prescindere dal proprio campo di interesse. Ricordo anche la serata a tema bavarese, spesa in compagnia di Bob Lefkowitz (Nobel per la Chimica nel 2012 per i suoi studi sui GPCR) e sua moglie: si è passati da impegnative riflessioni sulla politica estera americana a più spassosi aneddoti personali.

Lo scienziato che più di tutti mi ha aperto gli occhi sull’importanza delle implicazioni sociali della professione medica è stato invece Peter Agre (Nobel per la Chimica 2003 per la scoperta dei canali dell’acqua). Egli si occupa di ricerca sulla malaria, e abbiamo discusso a più riprese sullo stato dell’arte della sanità in Africa: abbiamo parlato molto di disparità e di iniquità, e con un gruppo di esperti e di giovani appassionati abbiamo sottoscritto un documento che sarà presentato al Grand Challenges Annual Meeting 2018 a Berlino, relativo a strategie di ottimizzazione della ricerca per le malattie correlate alla povertà. Questi incontri con Agre mi hanno ispirato molto, e fatto riflettere sull’importanza di sentirsi cittadini del mondo per dare il massimo con il fine di renderlo un posto migliore, per tutti.
Ho potuto ricevere, infine, un bellissimo insegnamento che ciascun Nobel, a modo proprio, ha cercato di trasmetterci: seguire con grande determinazione la strada che più mi appassiona, continuando a guardare alla Medicina con occhio curioso e attento, approcciandomi alle nuove sfide con anticonformismo e ai nuovi “dogmi” con un principio di scetticismo.

Hai tre righe per convincere un tuo collega a compiere un periodo di studi all'estero (Erasmus, progetti Free mover, ecc.). Cosa gli scrivi?

Rispondo con una citazione regalata dal sopracitato Steven Chu: «Science is very social: go talk to people, don’t hide in the library!». Viaggiare abbatte le barriere mentali e i pregiudizi, e getta le basi per bellissimi rapporti personali e professionali. Ho preso parte sia al progetto Free Mover che al programma Erasmus Traineeship, e consiglio vivamente entrambe le esperienze a tutti i miei colleghi studenti.

Data di pubblicazione: 
09/07/2018
Reportage: