Non vi resta che partire. Ora fate la differenza.

Il discorso del Rettore Cesare Emanuel ai laureati del Graduation Day 2018

Care Dottoresse, cari Dottori, la festa che celebriamo oggi è nata per dare concretezza al vostro desiderio di ritrovarvi e rendere onore a un risultato che sottace anni di studio, di fatica e di passione. Abbiamo anche intercettato il desiderio delle vostre famiglie di trasmettere gioia e soddisfazione e quello della comunità di accompagnarvi coralmente nel vostro debutto dottorale. È stato uno dei più bei segni del mio mandato che sta per concludersi. Me lo confermate voi stessi, che anno dopo anno diventate sempre più numerosi e invadete la città con il vostro entusiasmo virale.

Come sempre sono presenti sul palco i sindaci delle nostre tre sedi e il signor Prefetto di Novara, che rappresenta il Governo italiano; tante autorità della Regione e dei territori sono mescolati a voi. Sono testimoni di un altro obiettivo che abbiamo perseguito e realizzato in questi anni: l’unità del Piemonte Orientale. Eravamo città distanti, avevamo istituzioni di riferimento diverse, la multipolarità era un fattore di debolezza. L’abbiamo convertita nella nostra eccellenza e voi, insieme a chi vi ha preceduto e a chi vi succederà, ne siete gli straordinari attori, espressione di un’unità di cui sarete ambasciatori, con la vostra modernità, lo slancio, le emozioni positive.

Non perdete mai questo spirito che vi ha animato come studenti: è l’antidoto più efficace contro il disorientamento che ancora avvelena il tempo in cui viviamo. Seppur tra incertezze e difficili previsioni, la crescita economica torna ad affacciarsi anche nel nostro Paese, recide i rami improduttivi e lascia comparire gemme a frutto. Nelle fasi fluide della transizione il mondo sembra non saper più dove andare e continua a riempire i vuoti con tutto ciò che capita a portata di mano. Bisogna dominare con prudenza questa voglia di saturazione; siete la generazione più ricca di strumenti e più povera di sempre e il patrimonio che ereditate va riconquistato due volte. Siete pericolosamente esposti a tutto ciò che tende a manipolare il pensiero, a costruire inganni, a usare le vostre emozioni per scopi che non vi appartengono.

Potete combattere le armi sleali con lo spirito critico, quell’atteggiamento trasversale che abbiamo tentato di trasmettervi in Università insieme alle nozioni. Dietro ogni cosa c’è un motivo, un fine per cui viene detta o realizzata; lo spirito critico svela le intenzioni, analizza, verifica, dimostra, combatte la disinformazione, aiuta a capire sé stessi e gli altri. Sono capaci tutti di fermarsi al chi, al che cosa, al dove e al quando; a noi e ora anche a voi viene chiesto di rispondere ai perché e a chiedersi il come.

Liberate i comportamenti virtuosi che ci sono in voi. Il primo consiste nella ricerca costante della qualità, il cui valore etico è il fattore chiave per lo sviluppo e la crescita di un Paese: se non c’è qualità, non c’è crescita. Le sue regole sono assai semplici: puntate sempre all’essenziale, rifiutate il superfluo e lo spreco, sviluppate il senso di responsabilità, rimuovete gli stereotipi, curate lo stimolo a migliorarvi, accarezzate l’idea di essere leader. Tutto può cambiare da un momento all’altro; dovete guadagnarvi con i vostri meriti ciò che desiderate ottenere molto di più di quanto abbiano fatto la mia generazione e quella dei vostri padri, vissuti in condizioni più tranquille e meno esposte ai continui cambiamenti.

Per riuscire nella vita bisogna poi essere sempre corretti, anche nelle situazioni che potrebbero ammettere facili scorciatoie. Le scorrettezze, i tradimenti, le finzioni, le meschinità, le delazioni hanno un prezzo elevato; il conto prima o poi verrà presentato e non sarà più possibile ottenere riduzioni.

Quest’anno avete un privilegio che gli altri non hanno avuto: vi siete laureati nell’anno del ventesimo anniversario di istituzione della nostra Università. Ci siamo chiesti quali parole rappresentino i valori che abbiamo sviluppato in questo cammino e quali verbi ne esprimano la forza. Abbiamo isolato venti esortazioni, uno per anno, con cui abbiamo stampato le magliette celebrative che oggi i coristi, gli orchestrali, il personale, tanti vostri colleghi indossano con orgoglio. Immagina, pensa, chiedi, ascolta, cerca, spazia, cambia, ama, vola… Sono i verbi che dobbiamo riprometterci di usare più spesso, ai quali vale la pena di pensare quando dobbiamo chiarire un dubbio o prendere una decisione.

Questi verbi, è dimostrato, lastricano la strada del successo. Non è sbagliato ricercare il successo, anzi, il mondo del lavoro vi farà subito entrare in gara nel vortice di concorsi, selezioni e colloqui. Mentre l’esame universitario era una prova per misurare voi stessi, ora sarete costretti a cimentarvi con gli altri, che potrebbero essere più bravi di voi. La competizione, più che il desiderio di vincere o di surclassare gli altri concorrenti, vi aiuterà a sviluppare la solidarietà. Non dimenticate che competere consiste non tanto nel combattere contro qualcuno, quanto nel dirigersi verso qualcuno e nel condividere esperienza.  

Noi professori speriamo di avervi dato il buon esempio. Gualtiero Marchesi, nella sua scuola di cucina di Milano, ha scritto in ogni aula che l’esempio « è la più alta forma di insegnamento» e papa Francesco chiede a tutti indicare la buon via dando l’esempio. Abbiamo, con i genitori, la missione più delicata e difficile, perché solo chi è veramente credibile spinge un giovane a voler diventare e ad agire come lui.

Siete ormai una città: trentatremila dottoresse e dottori che fanno parte di un destino comune, quello dei laureati dell’UPO. Italo Calvino, nelle pagine delle Città invisibili, immagina Marco Polo a colloquio con il sovrano Kublai Kan, tutto intento a raccontargli che cosa sia rimasto dentro di lui dopo l’incontro con tante città diverse. «Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura», spiega Marco Polo. «Di una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda».

Voi avete già trovato una prima, magnifica risposta creando questa collettività di laureati. Procedete insieme nel mondo. Per agevolarne il cimento stiano costituendo l’associazione degli Alumni e fin d’ora vi invito a settembre a celebrarne la nascita. È un’altra modalità per accrescere la coesione, la sicurezza, l’interscambio, la diplomazia e la solidarietà.

Non dimenticate mai il monito di Augusto Monti, il più celebre e illuminato professore di italiano del Piemonte, quando asseriva che il bene e il male, come il dolore e il piacere, sono sempre fusi insieme, così, quando si afferra l’uno, viene dietro anche l’altro. La vita, però, è una terra buona anche per questo. Non vi resta che partire. Ora fate la differenza.

Data di pubblicazione: 
14/06/2018
Reportage: