A Norimberga per imparare il Diritto e per non dimenticare la Storia. Il racconto dei nostri studenti

L'esperienza tedesca raccontata da cinque ragazzi iscritti a Giurisprudenza alle prese con le simulazioni processuali e il diritto internazionale

Dal 25 al 27 luglio 2018 gli studenti UPO del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza Daiana Neagoe, Chiara BertoldiFabio BercaGreta Accatino e Carlo Mondello, accompagnati dal dott. Stefano Saluzzo che ha fornito loro il supporto scientifico, hanno preso parte all'evento internazionale di simulazione processuale Nuremberg moot court (sito web). Tenutasi presso la storica aula 600 del Palazzo di Giustizia di Norimberga dove al termine del secondo conflitto mondiale si tenne il celebre Processo ai gerarchi del regime nazista, l'iniziativa ha coinvolto studenti e delegati provenienti da ben 57 università da 5 continenti. 

Esperienza, respiro internazionale, crescita umana e professionale. Le Nuremberg moot court costituiscono un appuntamento unico per migliorare questa generazione di futuri giuristi. Il Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche, economiche e sociali dell'UPO, recentemente valutato dal Censis tra i migliori in assoluto in ambito nazionale per l'efficacia della didattica, ne ha colto in pieno la valenza formativa sostenendo la partecipazione dei propri studenti a questa e alle prossime edizioni di questa vetrina internazionale di simulazione processuale.

Abbiamo incontrato i ragazzi dell'Università del Piemonte Orientale al loro ritorno per conoscerne le impressioni e capire il significato di questo evento nella loro esperienza accademica.

 

«Il ritorno da Norimberga — ci spiega Daiana è stato un po’ come il ritorno da tutti i viaggi; eravamo felici di tornare a casa ma allo stesso tempo tristi di tornare indietro perché qualcosa di noi è rimasto lì. Ci siamo immersi completamente nella realtà di Norimberga, ne abbiamo esplorato vie e musei, da quello di Arte Moderna a quella del Partito Social Democratico tedesco. Abbiamo avuto modo di ricordare perché è importante non dimenticare e la moot court stessa ci ha aiutato a comprendere il significato e l’importanza dell’aula 600, dove sono stati processati i gerarchi nazisti e soprattutto dove il Diritto penale internazionale è nato. Come futuri giuristi è stato anche un momento di riflessione sul perché abbiamo scelto di studiare Giurisprudenza e l’importanza che ha il diritto nella società umana.»

Per Greta l'esperienza a Norimberga è stata incredibile: «Ho portato con me un mare di emozioni che non avevo mai provato e che non avrei mai provato se non mi fossi candidata per partecipare alla Nuremberg moot court. Sicuramente a rendere tutto così indimenticabile è stata la vicinanza e l’amicizia di persone che, prima di questa esperienza, non conoscevo o con le quali avevo parlato di rado. Giorno dopo giorno abbiamo imparato a conoscerci e ci siamo aiutati a trasformare le nostre debolezze in punti di forza. Partecipare alla moot è stato impegnativo ma davvero gratificante. Giunta a Norimberga ero estremamente emozionata e agitata. Tuttavia, una volta arrivato il momento di pronunciare il discorso di fronte a giudici e professori provenienti da diversi paesi del mondo, l’ansia ha lasciato il posto alla calma e, contrariamente a ogni mia aspettativa, sono stata in grado di parlare con disinvoltura e rispondere alle domande dei giudici. Questa esperienza mi ha cambiata; non so se influenzerà anche la mia carriera universitaria, ciò che so è che mi sento più sicura e ho più coscienza delle mie capacità e penso che d’ora in avanti parlare davanti ad altre persone o fare una ricerca giuridica non mi sembrerà più così spaventoso.»

Carlo invece ricorda che «preparare e partecipare a questa moot è stata sicuramente un’esperienza unica e molto formativa. Essendo una corte penale abbiamo avuto la possibilità di studiare e approfondire un ambito del diritto internazionale che a lezione, per motivi di tempo e programma, è difficile trattare. Per quanto riguarda la fase orale, doversi misurare con una corte penale internazionale è stato a dir poco impegnativo ma soddisfacente poiché abbiamo avuto la possibilità di applicare i principi e il diritto che abbiamo studiato a lungo, ma anche per imparare come rapportarsi a un giudice o alla controparte. È stata un’esperienza stimolante che ripeterei volentieri. Personalmente ritengo che mi abbia migliorato sotto diversi punti di vista: nell’applicazione pratica del diritto, nell’analizzare in modo completo e chiaro i suoi istituti e principi ma anche nella redazione di un testo giuridico e nell’uso delle lingue straniere.»

Anche Fabio sottolinea come l'esperienza offerta dal Dipartimento e dall'UPO in Germania sia stata sicuramente molto formativa sotto diversi punti di vista. «​Oltre ad essere stata, senz'altro, un’ottima "scusa" per visitare la città di Norimberga, la Nuremberg moot court mi ha dato senz'altro modo di migliorare sotto il punto di vista tecnico e giuridico. La preparazione alla moot, con stesura della memoria scritta, ha comportato un approfondito lavoro di ricerca di informazioni e scrittura giuridica che altrimenti, probabilmente, non avrei affrontato così presto nel mio percorso universitario, oltre ad avermi fornito conoscenze di base del diritto internazionale e umanitario che sicuramente mi agevoleranno nella mia carriera da studente. La fase orale è stata senza dubbio quello più pesante, sia sotto il profilo della preparazione che della vera e propria prova di fronte al bench. Devo ammettere di essere molto migliorato, grazie a questa esperienza, nell'esposizione degli argomenti, anche in inglese. Sia i professori che ci hanno assistito sia i giudici che ci hanno esaminato ci hanno dato modo di migliorare attraverso i loro feedback. Reputo l'esperienza altamente formativa e costruttiva e la consiglio a chiunque voglia occuparsi di queste materie.»

Chiara enfatizza molto come la Moot sia stata «fondamentale per la mia formazione come giurista da diversi punti di vista. Formazione innanzitutto pratica, un’esperienza che mi ha insegnato a mettermi in gioco, ad avere a che fare con fatti complessi e gravi dal punto di vista sia umano sia penale, da classificare come capi d’imputazione e a discutere davanti a esperti nel settore di Diritto penale internazionale. Strutturare il proprio speech basandosi su norme realmente esistenti e applicate in ambito penale internazionale, facendo riferimento a casi reali, mi ha sicuramente fatto percepire questa esperienza in modo concreto, come se l’imputato esistesse davvero e avesse davvero commesso crimini terribili contro la dignità umana. Le forti emozioni che ho provato durante tutta la moot, dal momento della cerimonia d’apertura tenutasi nella storica aula 600 del palazzo di Giustizia di Norimberga fino alla finale stessa, accompagnano i miei pensieri ancora adesso.»

«Quello che sono sempre stata abituata a fare — continua Chiara — è stato studiare dai libri di testo e dai manuali, andando raramente ad applicare i contenuti appresi dalle lunghe giornate di studio. Questa esperienza ci ha invece fin da subito messi davanti ai fatti, al caso concreto, che ci siamo trovati ad analizzare nei più minuziosi dettagli per ricondurlo solo dopo, in un secondo momento, alle norme. Un altro importantissimo aspetto che vorrei sottolineare della moot è quello umano. Vedere ma soprattutto vivere l’evoluzione dei rapporti tra i componenti della squadra, inizialmente dividendosi il lavoro, poi collaborando, supportandoci a vicenda e condividendo le nostre ansie e felicità ci ha uniti tantissimo. Sono felicissima di aver condiviso questa esperienza con i miei compagni di squadra e il nostro coach, che è stato fondamentale sia nella nostra preparazione ma anche dal punto di vista del supporto emotivo. È un’esperienza che consiglio vivamente a ogni studente di giurisprudenza interessato all’ambito del Diritto penale internazionale in quanto ha cambiato non solo il mio modo di concepire il diritto ma anche me stessa come persona.»

È nuovamente Daiana a concludere il giro di esperienze e ricordi: «La moot di Norimberga è stata una sfida principalmente contro me stessa. Mi ha permesso di individuare “limiti” che prima non sapevo di avere e fornito gli strumenti per riuscire a lavorare nonostante la loro presenza. La moot, infatti, ti obbliga a esercitare il ruolo non solo della Difesa ma anche dell’Accusa. Ci si ritrova a dover capovolgere totalmente il ragionamento utilizzando gli stessi fatti. Non è solo uno sforzo tecnico-giuridico, è anche uno sforzo “creativo”. È stato un forte esempio di come un giurista abbia bisogno anche della creatività nel ragionare di fatti e diritto. Da questa esperienza abbiamo inoltre appreso come fare lavoro di squadra. Sembrerà scontato, ma oggi più che mai è un’abilità molto richiesta nel mondo del lavoro e che difficilmente si acquisisce semplicemente andando a lezione. Anche il fattore umano è stato molto importante, perché ci si è scontrati con squadre che arrivano da tutto il mondo. Avere la possibilità di parlare e scambiare idee con ragazzi come noi che vivono in un contesto totalmente diverso, ti fa riflettere su quelle che sono anche le tue possibilità e la tua esperienza come persona.»

 

 

Data di pubblicazione: 
24/08/2018
Reportage: